martedì 12 dicembre 2017

IL FREDDO E LA RIGIDITA'

Osservo il bianco pupazzo di neve
stare impassibile sotto i fiocchi
con il suo portamento fiero e immacolato.
Osservo la gente imbaccuccata
muoversi  impacciata sotto i fiocchi
con il suo portamento rigido e controllato.
E poi osservo i bambini
giocare entusiasti sotto i fiocchi:
li guardo cadere, rialzarsi, tuffarsi nella neve
senza paura e con spontaneità.
Osservo i fili invisibili che li uniscono
come trame di un'unica tela:
il tempo ha il potere di ingarbugliare tutto
o siamo semplicemente noi adulti
ad aver  dimenticato la leggerezza
di quando eravamo bambini?





domenica 10 dicembre 2017

SOGNO O REALTA'?

Esiste la realtà?
Ognuno di noi vede un riflesso di se stesso.
Ognuno di noi vive il riflesso di se stesso
nelle relazioni e negli eventi della sua quotidianità.
Un riflesso a volte piacevole, 
altre volte destabilizzante.
Un riflesso trasparente e immediato
della propria interiorità.
Un riflesso che può ampliarsi in altri riflessi
a creare un labirinto di specchi 
dove l'illusione diviene realtà.
Un'illusione tenace 
che ancora le nostre radici
trattenendole in un mondo su misura,
sempre uguale.
Quel mondo è la sicurezza materiale
dell'assenza di responsabilità.
Esiste la realtà?
O meglio, esiste un presente vivo e pulsante?
Finchè nel riflesso
continuerò a vedere l'altro
e non me stesso
continuerò a sognare e a immaginare
di essere solo.



M.C. Escher

martedì 5 dicembre 2017

SENTIRSI RESPONSABILI

Avete presente quando ci si sente pesanti? 
Braccia stanche, piedi zavorrati, mani a piombino, mal di schiena, spalle ricurve ... cioè 3000 anni addosso e sentirli tutti?
Potremmo facilmente dar vita ad un'immagine in cui il nostro corpo è legato con fili invisibili ad una miriade di cose: oggetti, lavori, persone, animali, aspettative, desideri, sensi di colpa, paure, debolezze... Insomma, un burattino convinto di essere responsabile di tutto e di doverlo pure controllare.
La peculiarità dei burattini, però, è che non godono di autonomia decisionale, ma il loro movimento è determinato dal burattinaio di turno. 
Al ruolo di burattinaio noi abbiamo eletto una miriade di cose, che, di volta in volta, ci tirano di qua, ci spingono di là, ci sollevano e ci abbattono. Viviamo nell'illusione di scegliere liberamente, di avere il potere di cambiare le cose, senza renderci conto che le nostre azioni sono semplici reazioni agli eventi e sono determinate dalle nostre dinamiche mentali. Giusto per aggiungere un po' di cinismo, ci convinciamo pure che la legge d'attrazione ci dia il potere di creare, di modificare, di cambiare le nostre vite, senza riflettere sul fatto che se noi desideriamo qualcosa è proprio quel qualcosa ad avere potere su di noi (ad essere cioè il burattinaio) determinando il movimento dei nostri fili.
Gente strana noi pinocchi egocentrati.


Pinocchio e Mangiafuoco - Disney


lunedì 4 dicembre 2017

LASCIA CHE SIA

Lascia che sia il presente
senza urgenze nè aspettative.
Lascia che sia il tuo corpo
a vivere con serenità.
Lascia che sia un abbraccio 
a scaldare il cuore.
Lascia che sia una parola dolce
a irradiare luce.
Lascia che sia un pensiero alato
a portare gioia.
Lascia che sia il dolore
a mostrarti la profondità della tristezza.
Lascia che sia la fiducia
a donarti la forza della speranza.
Lascia che sia la libertà 
a determinare le tue scelte.
Lascia che sia l'amore
a dirigerle.
Lascia che sia la tua natura
a germogliare, fiorire e dare frutti.
Lascia che sia
e tutto sarà,
esattamente come deve essere,
per il tuo bene.







mercoledì 29 novembre 2017

INSICUREZZA E PAURA

Muovo un passo in avanti.
Mi volto indietro.
Avrò fatto bene?
Mi guardo intorno.
Non trovo certezze.
Avrò fatto bene?
L'insicurezza, il dubbio e la paura
mi ancorano a quel passo più del necessario.
Tornare indietro non è possibile.
Andare avanti richiede coraggio.
Stare mi rende irrequieto.
Avrò fatto bene?
Respiro profondamente,
rilascio le tensioni del corpo
e ascolto le emozioni, osservandole.
Il mio corpo sa che quel passo era necessario ed è stato fatto.
Riporto l'attenzione al presente.
Altri passi mi attendono.




sabato 25 novembre 2017

FERMATI

Fermati e ascolta il tuo corpo.
Come sta?
Cosa sente?
Cosa ti rimanda?
Quali sono i suoi bisogni?
Sai accoglierli?
Fermati e ascolta il tuo corpo.
Rispettalo.
Amalo.
Abbracciane le tensioni e le rigidità,
fanno parte di te.
Divieni consapevole di quello che provi
per scoprire chi sei,
cosa vuoi,
 dove vuoi stare.



mercoledì 22 novembre 2017

IL GIOCO DELLA MENTE

Estratto da "Psicoterapie orientali e occidentali" di Alan W. Watts:

Nel sonno dell'"ignoranza", dell'attenzione ristretta che non vede le cose come un tutto, il nostro sguardo viene catturato dalla figura opportuna anzichè dal suo sfondo o contro-figura. Ma il risveglio della liberazione sta nel capire che tutte le scelte tra gli "opposti" sono una separazione di ciò che è inseparabile. Nelle parole del maestro Zen Seng-ts'an:

La perfetta Via (Tao) è priva di difficoltà
Salvo che evita di preferire e di scegliere. (...)
Se volete raggiungere la perfetta verità
Non preoccupatevi del giusto e dell'ingiusto.
Il dissidio tra giusto e ingiusto
E' la malattia della mente.

Hsin-hsin ming

Il fatto non è che si smette di scegliere, ma che si sceglie sapendo che in realtà non c'è scelta. La filosofia orientale è piena di paradossi apparenti come questo: agire senza azione, pensare senza pensieri, amare senza attaccamento. E' soltanto che in un universo di relatività ogni scelta, ogni presa di posizione è un gioco. Ma questo non vuol dire che non si hanno bisogni. Conoscere la relatività della luce e del buio non vuol dire riuscire a fissare ad occhi aperti il sole; consocere la relatività dell'alto e del basso non vuol dire riuscire a cadere in su. Avere stimoli senza coazione è il modo apparentemente paradossale di descrivere come un sentimento sorga spontaneamente senza che il soggetto ne abbia percezione.







martedì 21 novembre 2017

IL TEMPO NEL CORPO

Ascolto il corpo.
I bisogni fisiologici scandiscono il tempo:
riposo, nutrizione, esercizio, amore, rilassamento, bagno.
I bisogni della mente
riducono, ritagliano, costringono e restringono quel tempo.
Ascolto il corpo
e la sua ribellione.
Faccio finta di niente:
mi ammalo.
Accolgo i segnali della rivolta:
imbriglio la mente e la metto al servizio del corpo.
Convivere e stare bene con il proprio corpo è possibile
quando c'è rispetto.







mercoledì 15 novembre 2017

TUTTO IL CORPO IN UN BLOCCO

Avete mai percepito il vostro corpo duro come un blocco di granito? 
E, allo stesso tempo, vi siete mai sentiti confusi e frustrati?

Immaginate di voler muovere una gamba in avanti e all'indietro nello stesso momento: se la forza che mettete in entrambi i movimenti è similare, probabilmente non riuscirete a spostarla di una virgola e il corpo entrerà in tensione e si irrigidirà. Lo stesso accade quando sentiamo intimamente nel cuore di voler andare in una direzione e la nostra mente produce infinite giustificazioni per indurci ad andare in direzione opposta o per mantenere inalterato lo stato delle cose che vorremmo cambiare. La confusione e la rigidità sono l'effetto manifestato di questa contraddizione interiore. 
Se siamo osservatori attenti, percepiremo questa confusione, ad esempio, in coloro che ci dicono una cosa e ne fanno un'altra (e magari ne pensano una terza...). Se focalizziamo l'attenzione sul corpo di queste persone, noteremo quanto i movimenti siano poco fluidi, le spalle siano tese, lo sguardo sfuggente, il viso contratto ...
E' facile riconoscere questa rigidità negli altri, ma è molto più difficile riconoscerla in noi stessi. 
Ci identifichiamo così profondamente con il vissuto e le situazioni, da perdere il contatto con la nostra interiorità. 
Quando ci sentiamo confusi e bloccati, perdiamo, inoltre, quella fiducia in noi stessi così importante per cambiare prospettiva di ossevazione: così disperdiamo le nostre energie all'esterno nella disperata ricerca di un salvatore in grado di dipanare l'intricata matassa di aspettative e desideri che avvolge il nostro cuore. Non ci viene neanche in testa di provare a dipanare la matassa da soli in quanto ci sentiamo impotenti di fronte ad essa: così ci rifugiamo nell'illusione che qualcuno sia in grado di fare per noi quello che noi stessi non siamo in grado di fare. E la matassa cresce, si irrobustice e si trasforma in un bozzolo minerale di rigidità e chiusura dove nulla esce e nulla entra. L'altro aspetto di tale approccio è la contraddizione esteriore (che specchia quella interiore) che si manifesta nella forsennata ricerca di qualcuno che sia in grado di farci vedere la nostra illusione e quando lo troviamo ci fa scappare a gambe levate verso qualcun'altro in grado di supportarla. 
Gente strana noi umani stratificati.



Barca in secca : Islanda

domenica 12 novembre 2017

RESISTERE ALL'APERTURA

A volte la vita ci sorprende con eventi che ci destabilizzano.
Eventi traumatici, dolorosi.
Il corpo si tende allagato dalle preoccupazioni,
non riposa stremato dai pensieri
 e si irrigidisce in una strenua resistenza.
Tutto diviene immobile
e il corpo si trasforma
in un bozzolo di barriera e protezione.
Questo atteggiamento non cambia gli eventi,
ma il nostro modo di viverli.
Nella chiusura la sofferenza si amplifica
e nello spazio costretto della rigidità
le possibilità si annullano.
L'accettazione non trova forma.
Resistere all'apertura
succhia energie e vitalità
finchè sfiniti firmiamo la resa.
La resa alla vita
e al suo continuo movimento.



M. C. Escher, Relatività, 1953, litografia  



martedì 7 novembre 2017

FLESSIBILITA'

Le prove della vita
puntano i riflettori sulla nostra rigidità
e ci insegnano la flessibilità.
Se ci irrigidiamo
ci spezzano.
Se ci pieghiamo
ci aiutano a rialzarci.
Forse non come vorremmo,
ma come è meglio per noi.




lunedì 6 novembre 2017

SGANCIARSI DAL PASSATO

Quando viviamo grandi dolori o preoccupazioni staccare la spina diviene un'esigenza, ma allo stesso tempo può risultare molto difficile farlo. L'essere coinvolti in prima persona non ci dona la possibilità di sottrarci agli eventi e il riuscire a rilassarsi presuppone un'elevata capacità di concentrazione; per noi comuni mortali, riposare focalizzati sul respiro, quando il nostro mondo va a rotoli è un'impresa titanica. Il corpo risente, quindi, di uno stato di tensione continuativo che lo rende sempre più rigido e insensibile. Solo quando finalmente possiamo mollare il tiro e ci cala l'adrenalina, ricordiamo di avere un corpo: un rottame di lamiere spiaccicato al suolo e tenuto insieme dalla forza di gravità. Con la ricomposizione dei pezzi di noi stessi emergono dolori mai immaginati insieme ad una stanchezza atavica che rende l'affrontarli una lotta contro il tempo. Il nostro tempo, cioè il passato.
Il corpo si è fatto carico di tutte le nostre resistenze di fronte alle situazioni e delle nostre memorie, e, poco per volta, ci tocca rielaborarle e lasciarle andare.
Cosa intendo? Partiamo dalla cosa più evidente: quante volte, a seguito di un periodo burrascoso, prestiamo attenzione alla stanchezza che ci assale e a quanto abbiamo vissuto e ce ne lamentiamo? Invece di focalizzarci sul fatto che il peggio è passato, non facciamo che ricordarlo insistentemente riportando il nostro corpo a quello stato di tensione. E ci sentiamo sempre più stanchi. Come se la palude delle nostre preoccupazioni (per altro risolte) fosse diventata parte integrante di noi stessi.
Più riportiamo il nostro tempo biologico nel passato e più il passato stesso diverrà il nostro presente.
Siamo rimasti così scossi e invischiati dal nostro dolore e dalle nostre paure da aver dimenticato che esistono altri piani di noi stessi che fanno capo al cuore e all'oggettività. 
Come mai questo accade? Perchè il labirinto dei pensieri autofustiganti in cui siamo finiti è più sicuro del realizzare dell'esserne usciti ed essere liberi. Liberi di guardare alle esperienze con distacco invece di farlo attraverso il ruolo che più ci piace interpretare (vittima o carnefice?). Liberi di riconoscere le nostre debolezze e accoglierle. Liberi di vedere i nostri attaccamenti e lasciarli andare. Liberi di ammettere le nostre paure e affrontarle. Liberi di essere umani e fallibili. Liberi di provare gioia. Liberi di avere un corpo in salute. Liberi di scegliere e di provare. Liberi di cadere e di rialzarci. Liberi di crescere. Liberi di vivere.



venerdì 3 novembre 2017

FORZA FISICA E FORZA INTERIORE

La forza dentro di noi è un seme che va coltivato.

Oggi vorrei riflettere su queste parole, partendo dalla fisicità. 
Ci sentiamo forti quando il nostro corpo risponde con flessibilità e prontezza alle nostre richieste. Naturalmente un buon tono muscolare è frutto di un allenamento regolare. Nessuno di noi nasce atletico, ma ognuno di noi, rispettando il proprio corpo e la sua elasticità, può migliorarne la  forma fisica con una pratica costante. Un'immobilità prolungata del corpo si manifesta con rigidità e blocchi che solo un movimento lento e graduale può sciogliere. A seguito di queste considerazioni, possiamo identificare la forza fisica come una potenzialità che adeguatamente sviluppata renderà il nostro corpo pronto a rispondere alle nostre esigenze. 
Questo significa poter contare sul proprio corpo nel rispetto della propria unicità. 
Per iniziare a divenire consapevoli del nostro stato fisico, la pratica suggerita dal volume IL RITMO DEL CORPO rappresenta uno strumento efficace ed accessibile a tutti. 

Allo stesso modo esiste una forza interiore che appartiene a ciascuno di noi e va sviluppata allo stesso modo. Non si nasce forti, ma lo si diventa imparando ad affrontare le difficoltà e le prove della vita con fiducia e sicurezza in se stessi. Siamo soliti definire le persone tutte d'un pezzo come persone forti: qui vorrei stimolare una riflessione sulla differenza tra forza e rigidità. La forza è flessibile e non presuppone una resistenza ad oltranza di fronte agli eventi, ma l'essere resilienti di fronte ad essi ( per approfondire il concetto di  Resilienza ). La rigidità, al contrario, ci trasforma in un blocco di marmo capace di resistere fintanto che non intervengono situazioni in grado di disgregarlo (in quel momento la "forza rigidità" collassa nella debolezza che ha tentato inutilmente di proteggere). 
A parole sembre tutto molto semplice, ma la pratica è tutt'altra cosa. Forse per via di una visione che identifica le debolezze e le paure in assenza di forza e ci induce a rifiutarle o a nasconderle persino a noi stessi. Il volume IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI propone di guardare alle cose cambiando prospettiva e stimola un percorso di accettazione consapevole; ne propongo un estratto:

"Le debolezze dell'essere non devono essere giudicate, ma accettate come parte di noi.
Il rifiuto o il contrasto non aiutano in alcun modo ad elaborarne il significato,
esplicitato nell'insegnamento che dobbiamo imparare per la nostra crescita evolutiva.
La via di fuga è solitamente il percorso più battuto, 
ma, inevitabilmente, non farà che rimandare lo scontro con le stesse debolezze nel tempo.
La nostra più importante lezione evolutiva è proprio racchiusa nelle nostre debolezze, 
e la loro accettazione,
volta al superamento delle stesse,
è un primo passaggio verso un'ascesa spirituale di rilievo."







lunedì 30 ottobre 2017

QUANDO IL CORPO BRONTOLA

Quando il corpo brontola, non lo fa mai invano. Ogni malessere ha sempre origine da un disagio più profondo che non ci permette di vivere con serenità. 
Tendiamo spesso ad ignorare i segnali che il corpo ci invia fintanto che non divengono un impedimento evidente a ostacolare la nostra quotidianità. A questo punto possiamo esser certi che il corpo avrà accumulato un numero di disagi proporzionale alla nostra forza di resistenza e quando ci bloccherà, saremo a pezzi (o quasi). Ci ritroveremo così per le mani il famoso corpo cipolla: risolvi un problema e te ne ritrovi subito davanti un altro. Armarsi di sana pazienza senza arrabbiarsi è l'approccio migliore: la nostra resistenza deve trasformarsi in coccole, attenzioni e riposo. D'altro canto, è importante assumersi le proprie responsabilità: il corpo non è un nemico che ci odia nè un robot indistruttibile, ma lo specchio di quello che siamo. E se il corpo non ci piace sono guai, in quanto non si può fuggire da se stessi ed è insano iniziare una battaglia contro se stessi, in quanto il vinto e il vincitore coincidono e siamo solo e sempre noi.
Per la medicina cinese tradizionale il medico non era colui che curava la malattia, ma colui che manteneva in salute il paziente: da questa capacità dipendeva la sua bravura. Abbiamo un po' perso di vista questa prospettiva, ma credo sia importante rivalutarla soprattutto per lo stile di vita ed i ritmi frenetici a cui siamo regolarmente sottoposti. Riposo, esercizio e sana alimentazione raramente sono elementi prioritari nella nostra vita e le conseguenze sono visibili a tutti.
Naturalmente uscire dal conformismo di una vita in corsa richiede disciplina e sacrificio, ma è sempre possibile farlo. Determinante risulta il volerlo fare. 
Nel volume IL RITMO DEL CORPO ho cercato di proporre una possibilità di trasformazione che non richiedesse uno sforzo inadatto alla quotidianità (si tratta di dedicare anche solo 10 minuti o una mezz'oretta al giorno alla pratica), ma che risultasse efficace nel riportare l'attenzione al corpo e ai suoi bisogni grazie all'ascolto e alla consapevolezza.
Non si conquistano le vette correndo in discesa, a volte è bene ricordarlo.





mercoledì 25 ottobre 2017

QUANDO TI SENTI UNO STRACCIO

Capitano quei giorni. Quelli in cui ti alzi al mattino e ti sembra di aver lavato pavimenti per anni. Quei giorni in cui brancoli alla ricerca di energia e trovi solo i pezzi di te stesso sparpagliati al suolo. Quei giorni in cui il tuo corpo urla pietà senza ritegno e ti rimanda senza mezzi termini che se abbandoni il letto entrerà in sciopero mostrando i cartelli di dolori che mai avresti pensato di provare. Quei giorni in cui ti guardi allo specchio e riconosci la tua immortalità; la pelle stropicciata, gli occhi gonfi e le occhiaie potrebbero facilmente svelare i tuoi 220 anni o giù di lì. Quei giorni in cui vorresti scappare il più lontano possibile da qualsiasi stimolo esterno. Quei giorni in cui ti senti semplicemente da buttare via.

Proprio quei giorni. Quelli dell'impasse. E che impasse... impassibile.

Sono quelli i giorni in cui ti rendi conto che qualcosa non va. Quei giorni in cui l'immobilità esterna ti mostra l'immobilità interna alla quale stai dando forza. Quei giorni in cui permetti alla stanchezza del  passato di definire il tuo presente. Quei giorni in cui dimentichi la bellezza di quanto hai vissuto e ne ricordi solamente la fatica. Quei giorni in cui la mente ti profila all'orizzonte secoli di sofferenze e tu non hai la forza di zittirla e far spazio al cuore. Quei giorni in cui rinunci al tuo potere di scelta per soccombere all'abitudine di un ruolo. Quei giorni in cui la fiducia sembra svaporare con l'alba.

Proprio quei giorni. Quei giorni così preziosi per sentirsi vivi. Quelli della trasformazione. 






giovedì 19 ottobre 2017

IL CORPO IN UN ABBRACCIO

Sei ansioso, preoccupato, agitato?
Lasciati abbracciare
e riporta l'attenzione al tuo corpo.
Il respiro si allunga,
la tensione si scioglie
e il cuore allaga il sentire.



martedì 17 ottobre 2017

CHI SONO? COSA SONO?

“Fama o persona, quale ti è più cara?
Persona o beni, cosa conta di più?
Ottenere o perdere, cos’è una disgrazia più grande?
L’eccessiva avarizia porta a grandi sprechi,
l’eccessiva accumulazione porta a grandi perdite.
Riconosci la sufficienza: nessuna vergogna.
Riconosci quando fermarti: nessun pericolo.
Così puoi durare a lungo.
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini 




Quando si approfondisce il lavoro su di sé, è quasi impossibile non porsi la domanda: “Chi sono?” e realizzare quanto sia difficile rispondervi. L’azione esteriore assorbe la quasi totalità dell’energia a nostra disposizione tanto che rischiamo di identificarci con essa, perdendo il contatto tra mente e corpo e comportandoci per la maggior parte del tempo in modo automatico. La mente è iperattiva e il corpo subisce passivamente le sue direttive. L’attenzione è completamente focalizzata all’esterno: sul risultato, sul mantenimento di un’immagine o di un ruolo, sull’altra domanda che ci caratterizza: “Cosa sono?”.
La mancata identificazione tra “Chi sono” e “Cosa sono” genera lo spazio per la formazione dell’ego e delle tante tensioni a cui sottoponiamo il corpo per soddisfare le sue infinite pretese. Per stare bene è importante accogliere la propria natura nella sua totalità di materia e spirito, ed il corpo si rivela in questo lavoro un valido aiuto. Studiare e ascoltare la fisicità significa aprirsi alla comprensione del cuore, che attraverso il corpo si manifesta. Questo passaggio stimola una consapevolezza profonda della disarmonia esistente tra “chi sono” e “cosa sono” in quanto la presenza di stati di disagio, che emerge da un ascolto consapevole, illumina la discrepanza tra lo stato fisico e uno stato mentale che spesso tende ad ignorare il malessere a favore del soddisfacimento di desideri e obiettivi materiali considerati prioritari. Questa reiterata tendenza a trascurare i segnali del corpo ci ha resi, gradatamente, insensibili ad essi, allontanandoci, inevitabilmente, dalla nostra essenza. Il ritmo frenetico che scandisce le nostre vite ne è un esempio eclatante: difficilmente siamo in sintonia con il ritmo della natura dettato dall’alternarsi di luce e buio e delle stagioni. All’attività segue raramente un adeguato riposo, l’alimentazione è spesso disordinata e il lavoro si svolge uniformemente durante l’arco dell’anno, senza prestare particolare attenzione alle condizioni climatiche e ai conseguenti cambiamenti del corpo. Il malessere generalizzato che caratterizza la civiltà attuale è la manifestazione tangibile del profondo smarrimento che coinvolge l’uomo a causa di questo atteggiamento.
Gli antichi testi cinesi insegnavano come prendersi cura di sé, nutrendo il corpo e ritirandosi nell’assenza di pensieri per alimentare il cuore e la naturale spontaneità di adattamento al movimento della vita. Il ritorno all’ascolto del proprio corpo diviene, quindi, la strada diretta e più semplice per arrivare al cuore e tornare a vedere le cose così come sono, nella loro infinita rete di relazioni e movimento, dove il cambiamento non è più fonte di instabilità, ma il semplice fluire della vita. 
"IL RITMO DEL CORPO Muoversi con consapevolezza" apre le porte all'ascolto del corpo e alla via del cuore, per imparare a conoscersi ed amarsi.




mercoledì 4 ottobre 2017

GLI INCROCI E LE SCELTE

Spesso nella vita ci troviamo di fronte a degli snodi importanti, a degli incroci, a dei percorsi da intraprendere o da abbandonare, a delle scelte da compiere. 
Spesso, in quei momenti, ci assalgono molti dubbi e cerchiamo di vagliare le possibilità soppesandole razionalmente: questo approccio tende ad incrementare la nostra confusione.
Il corpo può essere un importante alleato nel fare chiarezza in quanto ci rimanda la decisione migliore per il nostro benessere, al di là di quello che la mente ritiene essere di maggior beneficio per noi (desideri e aspettative giocano un ruolo importante per la mente).
Proviamo quindi a visualizzarci di fronte ad un incrocio dal quale si diramano le varie vie che potremmo percorrere. Rilassiamo il corpo attraverso il respiro, sciogliamo le tensioni e prendiamo consapevolezza del nostro stato. Quindi, immaginiamo di intraprendere una via e ritorniamo all'ascolto del corpo prendendo nota dei suoi cambiamenti (tensioni, rigidità, dolore, debolezza, scioltezza, espansione...): ogni segnale è fondamentale alla comprensione. Ritroviamo il rilassamento iniziale e ripetiamo l'esperienza immaginando di percorrere un'altra via e come prima diveniamo consapevoli dei segnali del nostro corpo.
Il corpo cambia naturalmente di fronte a scelte diverse. 
Quando stiamo male nel corpo, ci sentiamo a disagio e tendiamo a chiuderci. Quando stiamo bene nel corpo, ci sentiamo a nostro agio e possiamo aprirci all'esperienza con fiducia e serenità.
Le risposte del nostro corpo non sempre ci piacciono e spesso le ignoriamo. 
Le risposte del nostro corpo non mentono e forse per questo sono così faticose da digerire.


Vignetta di Massimo Cavezzali


martedì 3 ottobre 2017

IN RIVA AL MARE

In riva al mare
ascolto il mio corpo.
Il respiro fluisce lentamente
con il regolare infrangersi delle onde sulla battigia.
Lo sguardo si perde nella distesa blu
e il cuore si espande ad abbracciare il cielo.
Il corpo si rilascia 
e assorbe il movimento 
trasformadolo in un ritmo di vita.
In riva al mare 
ascolto il mio corpo, il mio cuore, la mia mente
assaporando l'unità:
il fluire dell'acqua e l'accoglienza del cielo e della morbida sabbia
sono dentro di me.
In riva al mare
la meraviglia della natura
risveglia la sacralità del mio essere qui ed ora.



Tirrenia - 30 settembre 2017

giovedì 21 settembre 2017

IN BARCA NEL MARE IN BURRASCA

Immaginate una nave, di quelle abbastanza grandi da contenere diverse persone. Immaginate il mare in tempesta, le onde alte, il vento forte, la nave che oscilla paurosamente. Ora osservate le persone intorno a voi: c'è panico, agitazione, terrore. Come reagireste in questa situazione? Vi dareste da fare o vi abbattereste sotto il peso di quanto sta accadendo? Immaginate entrambe le reazioni: attività e passività.
Ora introduciamo un osservatore esterno agli eventi: la consapevolezza.
Ogni occupante della nave può fare la differenza con il suo atteggiamento. Vi è un'unica nave ed il mantenerla funzionale diviene prioritario per la sopravvivenza. La paura è irrazionale: genera emozioni a raffica e caos tra le persone proprio quando  l'unione e la collaborazione sarebbero indispensabili. 
Attraverso gli occhi della consapevolezza immaginate ora nuovamente la nave: da un lato le persone attive, dall'altro quelle passive, tutte in grande stato confusionale. L'equilibrio è nel mezzo e viene mantenuto tale da una posizione equivalente delle due direzioni.
Infatti, un'attività sconsiderata risulta nociva tanto quanto la passività. Questo significa che non possiamo ergerci a giudici e stabilire cosa sia giusto o sbagliato in assoluto. Ci sono momenti in cui la passività stimola la pausa necessaria ad evitare "reazioni" inconsapevoli e ci sono momenti in cui è determinante agire. Entrambi i comportamenti sono essenziali all'equilibrio.
Questo ci dovrebbe far riflettere quando guardiamo all'altro ed ai suoi comportamenti con severità di giudizio; allo stesso modo ci dovrebbe aiutare a non dimenticare mai che la nave sulla quale siamo imbarcati è la stessa e che nelle difficoltà diviene tutto molto più complicato.
E qui mi fermo.
Ho farneticato alla grande? Forse. O forse no.

PS: E se consideriamo la parte destra del nostro corpo come parte attiva e quella sinistra come parte passiva, a seguito della lettura, come ci sentiamo? In equilibrio?