martedì 17 ottobre 2017

CHI SONO? COSA SONO?

“Fama o persona, quale ti è più cara?
Persona o beni, cosa conta di più?
Ottenere o perdere, cos’è una disgrazia più grande?
L’eccessiva avarizia porta a grandi sprechi,
l’eccessiva accumulazione porta a grandi perdite.
Riconosci la sufficienza: nessuna vergogna.
Riconosci quando fermarti: nessun pericolo.
Così puoi durare a lungo.
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini 




Quando si approfondisce il lavoro su di sé, è quasi impossibile non porsi la domanda: “Chi sono?” e realizzare quanto sia difficile rispondervi. L’azione esteriore assorbe la quasi totalità dell’energia a nostra disposizione tanto che rischiamo di identificarci con essa, perdendo il contatto tra mente e corpo e comportandoci per la maggior parte del tempo in modo automatico. La mente è iperattiva e il corpo subisce passivamente le sue direttive. L’attenzione è completamente focalizzata all’esterno: sul risultato, sul mantenimento di un’immagine o di un ruolo, sull’altra domanda che ci caratterizza: “Cosa sono?”.
La mancata identificazione tra “Chi sono” e “Cosa sono” genera lo spazio per la formazione dell’ego e delle tante tensioni a cui sottoponiamo il corpo per soddisfare le sue infinite pretese. Per stare bene è importante accogliere la propria natura nella sua totalità di materia e spirito, ed il corpo si rivela in questo lavoro un valido aiuto. Studiare e ascoltare la fisicità significa aprirsi alla comprensione del cuore, che attraverso il corpo si manifesta. Questo passaggio stimola una consapevolezza profonda della disarmonia esistente tra “chi sono” e “cosa sono” in quanto la presenza di stati di disagio, che emerge da un ascolto consapevole, illumina la discrepanza tra lo stato fisico e uno stato mentale che spesso tende ad ignorare il malessere a favore del soddisfacimento di desideri e obiettivi materiali considerati prioritari. Questa reiterata tendenza a trascurare i segnali del corpo ci ha resi, gradatamente, insensibili ad essi, allontanandoci, inevitabilmente, dalla nostra essenza. Il ritmo frenetico che scandisce le nostre vite ne è un esempio eclatante: difficilmente siamo in sintonia con il ritmo della natura dettato dall’alternarsi di luce e buio e delle stagioni. All’attività segue raramente un adeguato riposo, l’alimentazione è spesso disordinata e il lavoro si svolge uniformemente durante l’arco dell’anno, senza prestare particolare attenzione alle condizioni climatiche e ai conseguenti cambiamenti del corpo. Il malessere generalizzato che caratterizza la civiltà attuale è la manifestazione tangibile del profondo smarrimento che coinvolge l’uomo a causa di questo atteggiamento.
Gli antichi testi cinesi insegnavano come prendersi cura di sé, nutrendo il corpo e ritirandosi nell’assenza di pensieri per alimentare il cuore e la naturale spontaneità di adattamento al movimento della vita. Il ritorno all’ascolto del proprio corpo diviene, quindi, la strada diretta e più semplice per arrivare al cuore e tornare a vedere le cose così come sono, nella loro infinita rete di relazioni e movimento, dove il cambiamento non è più fonte di instabilità, ma il semplice fluire della vita. 
"IL RITMO DEL CORPO Muoversi con consapevolezza" apre le porte all'ascolto del corpo e alla via del cuore, per imparare a conoscersi ed amarsi.




mercoledì 4 ottobre 2017

GLI INCROCI E LE SCELTE

Spesso nella vita ci troviamo di fronte a degli snodi importanti, a degli incroci, a dei percorsi da intraprendere o da abbandonare, a delle scelte da compiere. 
Spesso, in quei momenti, ci assalgono molti dubbi e cerchiamo di vagliare le possibilità soppesandole razionalmente: questo approccio tende ad incrementare la nostra confusione.
Il corpo può essere un importante alleato nel fare chiarezza in quanto ci rimanda la decisione migliore per il nostro benessere, al di là di quello che la mente ritiene essere di maggior beneficio per noi (desideri e aspettative giocano un ruolo importante per la mente).
Proviamo quindi a visualizzarci di fronte ad un incrocio dal quale si diramano le varie vie che potremmo percorrere. Rilassiamo il corpo attraverso il respiro, sciogliamo le tensioni e prendiamo consapevolezza del nostro stato. Quindi, immaginiamo di intraprendere una via e ritorniamo all'ascolto del corpo prendendo nota dei suoi cambiamenti (tensioni, rigidità, dolore, debolezza, scioltezza, espansione...): ogni segnale è fondamentale alla comprensione. Ritroviamo il rilassamento iniziale e ripetiamo l'esperienza immaginando di percorrere un'altra via e come prima diveniamo consapevoli dei segnali del nostro corpo.
Il corpo cambia naturalmente di fronte a scelte diverse. 
Quando stiamo male nel corpo, ci sentiamo a disagio e tendiamo a chiuderci. Quando stiamo bene nel corpo, ci sentiamo a nostro agio e possiamo aprirci all'esperienza con fiducia e serenità.
Le risposte del nostro corpo non sempre ci piacciono e spesso le ignoriamo. 
Le risposte del nostro corpo non mentono e forse per questo sono così faticose da digerire.


Vignetta di Massimo Cavezzali


martedì 3 ottobre 2017

IN RIVA AL MARE

In riva al mare
ascolto il mio corpo.
Il respiro fluisce lentamente
con il regolare infrangersi delle onde sulla battigia.
Lo sguardo si perde nella distesa blu
e il cuore si espande ad abbracciare il cielo.
Il corpo si rilascia 
e assorbe il movimento 
trasformadolo in un ritmo di vita.
In riva al mare 
ascolto il mio corpo, il mio cuore, la mia mente
assaporando l'unità:
il fluire dell'acqua e l'accoglienza del cielo e della morbida sabbia
sono dentro di me.
In riva al mare
la meraviglia della natura
risveglia la sacralità del mio essere qui ed ora.



Tirrenia - 30 settembre 2017

giovedì 21 settembre 2017

IN BARCA NEL MARE IN BURRASCA

Immaginate una nave, di quelle abbastanza grandi da contenere diverse persone. Immaginate il mare in tempesta, le onde alte, il vento forte, la nave che oscilla paurosamente. Ora osservate le persone intorno a voi: c'è panico, agitazione, terrore. Come reagireste in questa situazione? Vi dareste da fare o vi abbattereste sotto il peso di quanto sta accadendo? Immaginate entrambe le reazioni: attività e passività.
Ora introduciamo un osservatore esterno agli eventi: la consapevolezza.
Ogni occupante della nave può fare la differenza con il suo atteggiamento. Vi è un'unica nave ed il mantenerla funzionale diviene prioritario per la sopravvivenza. La paura è irrazionale: genera emozioni a raffica e caos tra le persone proprio quando  l'unione e la collaborazione sarebbero indispensabili. 
Attraverso gli occhi della consapevolezza immaginate ora nuovamente la nave: da un lato le persone attive, dall'altro quelle passive, tutte in grande stato confusionale. L'equilibrio è nel mezzo e viene mantenuto tale da una posizione equivalente delle due direzioni.
Infatti, un'attività sconsiderata risulta nociva tanto quanto la passività. Questo significa che non possiamo ergerci a giudici e stabilire cosa sia giusto o sbagliato in assoluto. Ci sono momenti in cui la passività stimola la pausa necessaria ad evitare "reazioni" inconsapevoli e ci sono momenti in cui è determinante agire. Entrambi i comportamenti sono essenziali all'equilibrio.
Questo ci dovrebbe far riflettere quando guardiamo all'altro ed ai suoi comportamenti con severità di giudizio; allo stesso modo ci dovrebbe aiutare a non dimenticare mai che la nave sulla quale siamo imbarcati è la stessa e che nelle difficoltà diviene tutto molto più complicato.
E qui mi fermo.
Ho farneticato alla grande? Forse. O forse no.

PS: E se consideriamo la parte destra del nostro corpo come parte attiva e quella sinistra come parte passiva, a seguito della lettura, come ci sentiamo? In equilibrio?



giovedì 14 settembre 2017

RIDI CHE TI PASSA

Ridi che ti passa.
Permetti al sorriso di irrompere nella tua tristezza
illuminandola.
Basta poco: una parola buffa, un gesto di tenerezza, una coccola.
Apriti alla vita
e la vita ti sorprenderà
con le sue sfumature di mille colori.
Abbandona le lenti scure
e sorridi.
Nessun dolore dura per sempre.


Fotografia : Ann Gedges

mercoledì 13 settembre 2017

UN SINCERO COMPAGNO DI VIAGGIO

Imparando ad ascoltarmi e a conoscermi in profondità, ho scoperto un meraviglioso compagno di viaggio: il mio corpo. Un alleato sincero e schietto che, senza mezzi termini, rimanda al mittente le illusioni della mente. 
Per questa ragione ho sempre considerato il corpo come lo specchio del cuore. 
E' una bella fortuna avere a portata di mano (!) un amico così prezioso: a volte, però, quando ci urla insistentemente ciò che non vogliamo sentire, il corpo si trasforma in un amico ingombrante e preferiamo chiuderlo nel congelatore in cantina per metterlo a tacere. Ce ne ricordiamo solo quando va via la corrente e lo scantinato si allaga. Allora sono guai perchè ascoltare i segnali del corpo quando vengono urlati a squarciagola tutti insieme crea confusione. Per questo il corpo ci ferma, affinchè con calma asciughiamo l'acqua in cantina e rendiamo nuovamente sano e arieggiato l'ambiente che abbiamo utilizzato per stipare giustificazioni, maschere, illusioni, debolezze e paure.
Il corpo, amico paziente e tollerante, ci osserva in mille faccende affaccendati e sorride in attesa di coccole. Infatti, le coccole sarebbero ragionevolmente la direzione migliore per recuperare un'amicizia, ma talvolta siamo così ostinati ed arrabbiati con il nostro corpo, che ha avuto la presunzione di mandare all'aria i nostri piani, da togliergli il saluto. 
Il corpo, a quel punto, sgrana gli occhi dallo stupore: "Come pensano di vivere senza di me?"
Gente strana noi umani immortali.



lunedì 4 settembre 2017

VULNERABILITA'

Ascolto il mio corpo sdraiato
e sprofondo nella sua debolezza
toccando il fondo della mia vulnerabilità.
Un tremito mi scuote
e il respiro si colma di tristezza.
Le forze mi abbandonano
nella percezione della mia fragile umanità.
Accolgo il sentire:
è un attimo,
intenso, totale, consapevole.



Issa and the Skull of the Giant 

mercoledì 23 agosto 2017

CIRCOLARITA'

Distendo le braccia lateralmente e ruoto su me stessa
in senso orario ed antiorario.
Avanti ed indietro lungo il percorso
in un flusso ininterrotto che si ricongiunge.
Come scelgo di ruotare dipende da me:
mantengo fisso il mio centro
e accolgo la totalità di ciò che sono.
La mia circolarità si ripete,
si riposa, prosegue, ritorna
nella danza della vita e della morte.
La mia circolarità si dilata con il respiro
e il cuore si espande
ad illuminare il mio sguardo.





domenica 13 agosto 2017

LA PRESENZA NEL CORPO

Uno stato di presenza attento e consapevole coinvolge il corpo. 
Lo stare è rilassato, ma non rilasciato,
flessibile e aperto.
L'energia fluisce nel corpo spontaneamente
ed evidenzia blocchi, tensioni e rigidità
affinchè possano essere sciolti.
Uno stato di presenza non è mmobilità,
ma movimento interiore.
L'apertura all'ascolto
è approfondimento e conoscenza di sè
in accoglienza e accettazione.
Il mio stare cambia con me,
si evolve con me.
Quando il mio stare è sereno,
sono in armonia con me stessa,
con la realtà che mi circonda:
mi apro al mondo e all'esperienza,
 senza aspettative,
 con totalità.



Lotus - Nicholas Roerich




domenica 30 luglio 2017

PERCEZIONI

Mi osservo mentre osservo.
Osservo il mio corpo tendersi
e la mascella irrigidirsi.
Sorrido.
Ascolto i pensieri che hanno stimolato in me il cambiamento
e ne divento consapevole.
Sciolgo le tensioni con il respiro
e ringrazio il mio corpo
candido mentore della mia interiorità.






mercoledì 26 luglio 2017

IL CORPO PARLA

Il corpo parla
quando tacciono le parole
e ci apprestiamo ad ascoltarlo ed osservarlo.
L'attenzione, rivolta all'interno,
ci rimanda disagi, tensioni, disallineamenti.
Il respiro è la porta d'entrata alla consapevolezza.
Stabilità ed eqilibrio fanno parte di me?
Vacillo nelle mie insicurezze 
e mi accorgo della mancata armonia tra le parti.
Mi abbandono ad un movimento interno
che come un'onda mi invade e mi scioglie.
Il lasciarsi andare fa paura.
Fiducia.
Nel corpo, nelle mie potenzialità, nell'amore.
La paura di farsi del male indurisce i movimenti.
Permetto all'onda di condurmi
e poco per volta
sono in mare aperto.
Sono terra, sono acqua, sono cielo.
Il mio corpo si espande nella natura
e si disperde nella sua bellezza.
La spontaneità
mi guida verso mondi inesplorati di me.



Chora - Naxos




mercoledì 12 luglio 2017

IN EQUILIBRIO SU UNA CORDA TESA

Muovo i primi passi sui binari dell'educazione.
Il mio corpo vacilla: mani sicure lo sostengono.
Continuo a camminare sulla corda tesa
e voglio farlo da solo:
la paura ed il coraggio mi sono compagni.
A volte perdo l'equilibrio,
cado e mi rialzo.
La fiducia nelle mie capacità
crolla e si ricostruisce.
Mi allontano dal punto di partenza:
lo osservo,
qualcosa mi appartiene, qualcosa no
e vorrei lasciarlo andare senza perdere l'equilibrio.
L'insicurezza emerge a rendere incerti i miei passi
al di là dell'abitudine: 
incontro le mie paure e le mie debolezze,
sono parte di me.
Nuove esperienze si attivano
per condurmi a realizzare chi sono,
e in equilibrio su una corda tesa,
passo dopo passo,
muovo il corpo
e ne seguo le indicazioni,
affidandomi al Tao.




Ecco i giocolieri - Cornici Spontini Andrea Agostini (http://www.cornicispontini.it/artistinew/agostini_andrea/agostini.php )






giovedì 6 luglio 2017

CENTRATURA

Impara a stare
come un albero grazie alle sue profonde radici.
Impara ad osservare
come un albero senza intervenire.
Impara ad ascoltare
come un albero senza parlare.
Impara a crescere
come un albero nonostante gli attacchi e le ferite.
Impara a divenire flessibile
come un albero di fronte alle intemperie.
Impara a fiorire
come un albero in primavera.
Impara a donare frutti
come un albero in estate.
Impara a lasciar andare
come un albero in autunno.
Impara ad accogliere l'immobilità
come un albero in inverno.


"Perciò il saggio agisce senza far nulla e insegna senza parole.
Le innumerevoli creature emergono e egli non se ne ritrae.
Le nutre senza renderle dipendenti.
Agisce senza appropriarsi di nulla.
Non si sofferma sui risultati della sua opera
e per questo essi sono durevoli."
LAO TSU - Tao Te Ching

Oropa





domenica 2 luglio 2017

L'ALBERO CONSAPEVOLE

L'albero consapevole
ha radici profonde 
che gli donano forza, equilibrio e vitalità,
ha un fusto flessibile
per manifestarsi e crescere
e tanti rami
ricchi di foglie, fiori e frutti
a colorare il cielo.
L'albero consapevole
segue il ritmo delle stagioni
e così accoglie la nudità invernale
per ritrovare in se stesso la pienezza dell'estate.

www.ildiamantearcobaleno.com


I boschi di Oropa


domenica 25 giugno 2017

NON APPARTENENZA

Osservo e ascolto il mio corpo.
Se focalizzo l'attenzione sulla mancanza di legami
fatico a definire la mia personalità:
crolla l'immagine di chi pensavo essere.
Se mi concentro sull'assenza di limiti
prende forma la mia libertà.
Chi sono?
Sono le mie scelte, le mie esperienze, il mio manifestarmi giorno per giorno.
Sono un corpo in movimento,
 un cuore che batte
 e danza il fluire della vita.



venerdì 23 giugno 2017

IMMOBILITA'

Nell'aridità di un fuoco fuori controllo
l'elemento acqua riporta armonia
affinchè la terra non diventi sterile.
La mente divampa:
rigidità e tensioni invadono il corpo
nell'immobilità degli estremismi.
L'elemento terra colma il sentire
soffocando il cuore
e seccando le sorgenti.
Dove giace il confine della vita?





mercoledì 21 giugno 2017

FUGGIRE DAL CORPO O CON IL CORPO?

Come percepisci il tuo corpo?
Fedele alleato o nemico?

Raramente poniamo attenzione alla percezione che ci unisce alla fisicità. Il corpo è spesso vissuto come un mezzo e come tale sottoposto alle aspettative che noi stessi viviamo come prioritarie (un corpo rispondente a canoni estetici o atletico o come barriera di protezione ...). Questo atteggiamento ci allontana dai naturali bisogni fisiologici che il corpo esprime e di conseguenza dal contatto con esso.
Con la perdita del contatto con il corpo, la mente acquisisce sempre più potere (per via del mancato filtro corporeo) ed indirizza il sentire e l'agire lungo i binari dell'abitudine e degli schemi educativi e sociali che hanno caratterizzato la nostra crescita e determinano il nostro modo di osservare il mondo. Quando il corpo viene sopraffatto dalle richieste e diviene incapace a soddisfarle tutte, si ammala, inducendoci a vedere nel suo disagio un ammutinamento a nostro danno. 
Il distacco, maturato dall'allontanamento dal corpo, ci fa vivere la malattia come ostacolo al soddisfacimento dei bisogni che la mente ha focalizzato come fonte di benessere. Il disagio deve, quindi, essere risolto nel minor tempo possibile. Questa impostazione mentale acuisce ancora di più il divario con la fisicità e costringe il corpo ad urlare in modo più importante il suo malessere (e la malattia si aggrava).
L'inconsapevolezza ci indurrà a giudicare il corpo come un nemico da sottomettere e la mente, che  prenderà il controllo della situazione, studierà sempre nuove strategie di guarigione tese a eliminare il problema.
Vi è, però, un particolare di cui raramente teniamo conto: il corpo è parte di noi e, agendo in questo modo, aggrediamo noi stessi.
Gente strana noi umani dall'animo guerrigliero. (www.ildiamantearcobaleno.com)



domenica 18 giugno 2017

I BISOGNI DEL CORPO

Rispettare i bisogni fisiologici del corpo per stare bene con se stessi e con gli altri è fondamentale. Nonostante questa consapevolezza, spesso, trascuriamo di ascoltare i nostri bisogni.
Come mai questo accade? Forse, perchè, poco alla volta, abbiamo smesso di percepirli.
Non ci siamo riposati pur essendo estremamente stanchi, non abbiamo bevuto pur avendo sete, abbiamo continuato a mangiare pur avvertendo un senso di sazietà, non siamo andati in bagno a seguito dello stimolo a farlo. Questi comportamenti hanno mandato in tilt il nostro organismo innalzandone la resistenza e generando insonnia, obesità, stitichezza. Non soddisfatti, abbiamo provveduto ad annullare i disagi chimicamente o sottoponendoci a diete ferree seguite da abbuffate epocali. 
Abbiamo dimenticato come si sta bene. Siamo sempre affaticati, stressati e nervosi. 
Cosa si può fare a questo punto? Staccare la spina della 220  e dedicare tempo al riposo e all'ascolto di noi stessi. Il percorso inverso, teso a ricreare l'equilibrio, richiede pazienza e disciplina, ma vale la pena imparare a ritrovarrsi e smettere di allontanarsi sempre più dalla propria natura. Per il nostro bene, perchè ci rispettiamo, ci amiamo e ci meritiamo il benessere psico-fisico. 
Gente strana noi umani dell'era tecnologica.

Vignetta di Massimo Cavezzali




mercoledì 7 giugno 2017

EVVIVA I RACCOGLIMENTI PENSOSI

Estratto da "APOLOGIA DEL TAOISMO" di Giuseppe Tucci:

"Perchè l'uomo possa ribellarsi al giogo della tradizione e alla coercizione della consuetudine, a quel mondo di credenze cui fin da bambino lo abituarono i suoi nonni ed i suoi genitori, che ha sentito ripetere da maestri e da amici per anni ed anni, occorre possieda non soltanto doti di spirito non comuni, ma anche quell'abitudine alla riflessione, che soprattutto si determina straniandosi dagli uomini. Fino a che la nostra attività è assorbita tutta, o quasi tutta, da preoccupazioni contingenti e materiali, non avremo mai possibilità e tempo di permetterci quei raccoglimenti pensosi attraverso cui acquistiamo migliore coscienza di noi stessi e più chiara nozione della nostra propria pesonalità."


Evviva i raccoglimenti pensosi del "nosce te ipsum".

lunedì 5 giugno 2017

giovedì 25 maggio 2017

LO SGUARDO

Occhi appannati dalla rabbia scrutano il mondo senza pietà.
Occhi colmi d'amore osservano gli eventi con compassione.
Occhi spenti dalla disillusione guardano alla vita con indifferenza.
Occhi carichi di dolore vedono il buco nero della disperazione.
Occhi gonfiati dalla paura fissano l'immobilità.
Occhi vivaci si immergono nei colori.
Occhi trasparenti di bimbo esprimono purezza.
Ogni sguardo racchiude un mondo,
il nostro.

Ragazza Afghana - Steve McCurry







martedì 23 maggio 2017

IL RIFIUTO

Vivo il rifiuto
ascoltando la mia interiorità.
La tristezza inonda la mia anima
il cuore mi abbraccia e mi consola.
Vivo il rifiuto.
Osservo e ascolto
la chiusura:
non posso che rispettarla
e aprirmi alla vita
seguendo nuove possibilità.
Continuare a vivere
è la risposta dell'amore alla chiusura.



venerdì 12 maggio 2017

LA PAURA

La paura.
La senti scivolare dentro il tuo corpo
e gradatamente prenderne possesso.
Senti arrivare una strana agitazione
che tende i muscoli e le membra.
Percepisci un'inquietudine generalizzata
che si acuisce con l'immobilità che il corpo sembra importi.
Ti senti diviso a metà.
Da una parte la voglia di fuggire
dall'altra la curiosità ferma di osservare
e la tempesta dentro.
Nulla si impone.
Solo la tempesta sembra agire indisturbata
nel mare mosso dei pensieri.
Il corpo è la tua zattera di salvataggio.
Accogline la rigidità, il batticuore, il respiro contratto.
Sprofonda in essi con la tua attenzione.
Poco per volta il respiro si allunga,
il cuore si calma
e la tensione si alleggerisce.
E' solo paura.
L'irrazionale paura dei pensieri che allagano il sentire
e lo travolgono di emozioni ed aspettative,
portando a galla le tue più intime debolezze.
E' solo paura.
Paura di vivere il presente
e accorgerti che nulla è più forte di te
che nessun ostacolo è al di là delle tue capacità di trascenderlo.
E' solo paura.
Paura di sentire che ti stai allontanando da te stesso, 
dal tuo destino,
dalla tua vita.



martedì 9 maggio 2017

LA PRATICA CORPOREA

Spesso quando ci avviciniamo ad una pratica corporea la nostra attenzione è sempre volta a fare qualcosa.  Si vorrebbe imparare le posizioni, perfezionarle, eliminare le tensioni, respirare profondamente, muoversi in modo sciolto ... insomma si pensa molto e si ascolta poco.
Si dirige il corpo considerandolo un mezzo atto a farci fare esercizio e bella figura. Non vi è apertura e disponibilità al sentire per la tensione che ci induce a corrispondere a ciò che pensiamo sia giusto fare o debba essere fatto. 
Il lavoro consapevole  nasce dal riconoscimento di questa tensione e di quanto sia limitante.
Non sono i limiti corporei ad ostacolarci nella pratica, ma i limiti che noi stessi creiamo resistendo al dispiegarsi dell'ascolto. E' necessaria una profonda maturazione per essere presenti alla pratica.
Fino a quando si pensa di aver bisogno di fare qualcosa c'è conflitto. La mente costruisce progetti continuamente, allontanandoci da uno stato di presenza per immergerci in uno stato immaginario in cui il soddisfacimento di un bisogno ne stimola immediatamente un altro e poi un altro ancora. E' molto stancante. 
L'intento principale del volume IL RITMO DEL CORPO  è aprirsi all'ascolto del corpo attraverso la pratica.  Il viaggio alla riscoperta di se stessi nasce dall'osservazione delle posture e dei movimenti che ci rappresentano, dalla percezione delle tensioni, delle rigidità e dei blocchi che ci immobilizzano, dal riconoscimento dell'impatto della mente nel nostro quotidiano. 

lunedì 8 maggio 2017

IL PIACERE DI FARE LA CACCA ;-)

Il soddisfacimento di un bisogno fisiologico è sempre fonte di piacere per il corpo. Il fare la cacca regolarmente e senza sforzo è segnale di sana alimentazione, di uno stile di vita equilibrato e di serenità psicologica.
Non sempre però ... si fa la cacca regolarmente e bene. 
C'è chi la trattiene ad oltranza e c'è chi la fa più volte al giorno, chi la rilascia a piccole dosi (avete presente le palline delle caprette?) e chi la sbrodola via copiosa e liquida, c'è chi spinge fino alle lacrime e c'è anche chi non riesce a raggiungere il bagno in tempo utile. Insomma ognuno a modo suo.
Le feci che il nostro corpo evacua sono sostanze non più utili all'organismo, ragion per cui dovrebbe essere naturale il soddisfacimento regolare di questo bisogno. Perchè, al contrario, non sempre lo è?
Perchè tendiamo ad ostacolare il naturale dispiegarsi di un bisogno fisiologico?
Lancio uno spunto di riflessione: quanta resistenza opponiamo (o non opponiamo affatto, perdendoci anche l'essenziale) al lasciar andare emozioni, stati d'animo, sofferenze, persone, sicurezze materiali, eventi che non sono più di alcun beneficio per la nostra crescita e non fanno altro che appesantirci? 
Le sfumature sul tema si svelano da sè. 


sabato 6 maggio 2017

LO SPAZIO INTORNO A ME

Vi siete mai domandati quanto spazio di movimento avete intorno?
A volte ci sentiamo costretti e soffocati dalla realtà. Quando questo accade il nostro spazio vitale si è drasticamente ridotto oltrepassando i confini del rispetto personale.
Facilmente addebitiamo all'esterno (alle situazioni o agli altri) la causa del nostro disagio, dimenticando che siamo stati noi in primis a non definire i limiti invalicabili del rispetto verso noi stessi.
Come si fa a definire questi limiti? Avendoli ben chiari in testa, innanzi tutto. Sapendo cosa ci fa stare bene e cosa al contrario ci fa stare male e trovando il coraggio di proferire dei salvifici NO o scegliere diversamente quando ci sentiamo invasi o costretti.
Scegliere di rispettarsi significa sapersi ascoltare profondamente ed avere il coraggio di essere anzichè apparire. Spesso mettiamo su un piatto della bilancia il nostro benessere fisiologico e sull'altro il soddisfacimento di aspettative, desideri, bisogni. 
Non sempre abbiamo il coraggio di scegliere di rispettare il nostro corpo ed esso ci rimanda di contro un bel segnale teso a dirci "Sveglia!  Non ti stai prendendo cura di te stesso!". Noi  congeliamo il sentire e tiriamo avanti per la via che ci sembra in discesa. Ignoriamo sia il disagio corporeo sia quello interiore e investiamo le nostre energie nella fuga.
Gente strana noi umani, sonnambuli in corsa.