mercoledì 26 ottobre 2016

IL SENSO DI COLPA


"Il senso di colpa è un'emozione concettuale. Rappresenta l'imposizione di un giudizio morale su una funzione o processi corporei, che va oltre il controllo dell'Io o mente conscia. Per capire questa idea va fatta una distinzione tra colpa come giudizio legale e colpa come giudizio morale. La prima ha a a che vedere con un'azione o un comportamento che contravviene a una legge stabilita, la seconda dà origine a un'emozione che spesso non ha alcuna relazione con la propria azione o comportamento. Una persona che trasgredisce la legge è colpevole di un crimine, che si senta in colpa o meno. un bambino che prova ostilità contro i genitori può sentirsi in colpa pur non  avendo commesso alcun atto distruttivo. Il senso di colpa non è un giudizio su un comportamento, ma su delle emozioni.
I desideri sessuali sono una fonte comune di sensi di colpa. Ma un desiderio sessuale è una risposta corporea naturale a uno stato di eccitazione che è di norma oltre il controllo dell'Io o della mente. Ha origine dalle funzioni del corpo collegate al piacere. Sopprimere un desiderio sessuale vuol dire deprimere ogni funzione piacevole del corpo. D'altra parte, accettare le proprie sensazioni sessuali non significa che uno abbia il diritto di agire in base a esse in ogni situazione. Un Io o una personalità sani hanno il potere di controllare il comportarmento in modo che sia adeguato alla situazione; la mancanza di questo potere in un Io debole o una personalità malata possono portare ad azioni distruttive per l'individuo e per l'ordine sociale. La società ha il diritto e l'obbligo di proteggere i propri membri contro tali comportamenti, ma non quello di etichettare come sbagliata l'emozione in sè."

Colpevole!


Lowen prosegue scrivendo:"Un senso di colpa denota che una parte della personalità, l'Io, si è rivoltata contro un'altra parte, le sensazioni del corpo." 
Il senso di colpa mina l'integrità della personalità, indebolendo il potere dell'Io di controllare il comportamento. E quante volte ci troviamo ad agire diretti dal senso di colpa? 
Come possiamo lavorare sul senso di colpa? Il corpo è un potente alleato in questo senso. 
Quando ci sentiamo in colpa, manifestiamo comportamenti che vissuti nel corpo ci portano a percepire rigidità, pesantezza, blocco a segnalare la gravità del nostro giudizio morale. Questo blocco è paralizzante, infatti, ci irrigidisce nell'agire, ma ci fa stare altrettanto male di fronte alla mancata azione o ad un'azione al di là degli schemi. Fintanto che non diveniamo consapevoli di questo giudizio morale e dell'emozione o sensazione che lo sostiene, manterremo questa situazione di blocco, negandoci la possibilità di provare piacere (i famosi "Ghiaccioli": reprimo tutto e via).
La consapevolezza svela la radice del problema e ci porta ad accogliere il sentire con un'altra emozione altrettanto vera, quella del rincrescimento e dispiacere. Non posso negare il sentire, ma posso accoglierlo senza giudicarlo e lasciare che la tristezza sciolga il mio dolore, con le lacrime magari. In questo passaggio, l'ascoltare il corpo ci porterà a realizzare il dolore provato in tutta la sua dirompenza: ci sentiremo a pezzi per aver represso così a lungo il sentire ed essercelo portato sulla schiena per tanto tempo. Ci sentiremo schiacciati, dolenti e di primo acchito potremo pensare che forse sarebbe stato meglio far finta di niente ancora una volta. In realtà non è mai così, in quanto questo disagio rappresenta il passaggio necessario a ritrovare la leggerezza e con un po' di riposo scivolerà via lasciandoci in eredità una maggiore chiarezza e la libertà di scegliere l'agire ascoltandoci.

martedì 18 ottobre 2016

QUANDO SI PENSA TROPPO ... LA LEGGE DELL'ELASTICO IMPERA

Estratto da "LA VOCE DEL CORPO" di Lowen:

"... lo stress deriva da una situazione che richiede all'organismo un dispendio di energia. Se l'organismo ha sufficiente energia per far fronte alla richiesta non c'è problema. Il guaio sorge quando la richiesta è eccessiva: in questo caso la risposta normale e salutare è ritirarsi dalla situazione. Tutti gli animali seguono questo modello di comportamento, regolato dal principio piacere-dolore. Noi troviamo piacevole vivere quando abbiamo sufficiente energia per rispondere alle richieste della vita, mentre quando sono eccessive o l'energia è insufficiente lo stress si trasforma in angoscia, che è dolorosa. Il principio di piacere-dolore dice che tutti gli organismi cercano il piacere e si sforzano di evitare il dolore.
Gli esseri umani sono governati anche da un altro principio, chiamato "principio di realtà", secondo il quale una persona rinuncerà al piacere e sopporterà il dolore se crede che tale comportamento porterà a un piacere maggiore o a evitare un dolore più grande in futuro: è a causa di questo principio che la gente non si sottrae sempre alle situazioni angoscianti o dolorose."


Strana gente noi esseri umani. Pensiamo troppo, agiamo al passato, viviamo nel futuro e non sentiamo più il corpo. E così facciamo a gara nella legge dell'elastico, continuando a tirarlo fino allo sfinimento al di là di ogni buon senso. E guai a mollare l'elastico o ad allentarne la tensione: ci si potrebbe rendere conto del messaggio di SOS che il nostro corpo, ormai naufrago in un mare in tempesta, potrebbe aver affidato alla bottiglia della sopravvivenza. La nostra mente gongola cullata dalle onde delle infinite giustificazioni e via che si corre. Sempre più velocemente. Sempre più stressati.
Ma cosa accade ad un elastico sempre più in tensione? Gradatamente si logora fino a rompersi, facendo improvvisamente a pezzi tutte le illusioni che hanno diretto la nostra vita.










WEBINAIR NOURITIMILANO.COM: DAL CORAGGIO DI ASCOLTARSI AL RITMO DEL CORPO


Il 6 ottobre 2016
Francesca di NouritiMilano.com (www.nouritimilano.com)
ed io abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata: 
ho condiviso con lei la mia esperienza 
di percorso consapevole,
prendendo spunto dai libri che la raccontano.

Di seguito allego il link di youtube 
per chi avesse voglia di ascoltarla:






mercoledì 12 ottobre 2016

DOLORE E PIACERE


"Sia il dolore che il piacere sono risposte naturali del corpo al suo ambiente: quando la relazione dell'organismo è armoniosa e positiva, il tono delle sensazioni è piacevole, mentre ogni minaccia o disturbo di tale armonia è doloroso. In natura non esiste uno stato neutro o una condizione naturale nell'organismo che corrisponda all'assenza di piacere e  dolore. Da questo punto di vista, l'assenza di sensazioni o la sensazione di vuoto sono patologiche. Una tale condizione, che pure affligge così tante persone, indica che hanno represso le loro emozioni. Sono diventate rigide, sopprimendo così ogni movimento e sensazione.
Si può affermare che la rigidità, ovvero la tensione muscolare cronica, è mirata a sopprimere le sensazioni dolorose. Ovviamente nessuno desidera sopprimere le sensazioni piacevoli. Quando, nel corso di una terapia bioenergetica, queste tensioni vengono sciolte, ci si può aspettare che ricordi  ed effetti dolorosi emergano alla coscienza. L'abilità del paziente di accettare e tollerare tali penose emozioni determinerà la sua capacità di esperire quelle piacevoli. A questa persona, si può applicare il detto: "Non c'è piacere senza pena".



Lowen in questo breve estratto ha spiegato con chiarezza il funzionamento del corpo di fronte al dolore: si irrigidisce per sopprimere le sensazioni dolorose. La bioenergetica è un'ottima via per intervenire sulle tensioni del corpo, così come lo è qualsiasi tipo di movimento eseguito con consapevolezza (dalla semplice camminata al qi gong, dalla danza allo yoga). Per percepire le rigidità del corpo (cervicalgie, lombalgie, sciatalgie, spalle congelate, epicondiliti e infiammazioni alle articolazioni sono disagi comuni nell'uomo sempre in corsa dei nostri tempi), infatti, devo prestarvi attenzione e questo può avvenire solo attraverso un movimento consapevole. Le tensioni  sono parte di noi, così come i nostri automatismi, e non è così semplice rendersene conto. Un esempio pratico può chiarire meglio l'idea: portiamo l'attenzione alle spalle. Quasi tutti tendiamo ad averle sempre contratte pur senza esserne consapevoli. Vuoi per il lavoro, vuoi per il carico emozionale della quotidianità, le nostre spalle salgono a contrastare il carico che sentiamo gravare su di loro: il problema insorge quando le manteniamo sollevate e contratte per un tempo prolungato (circa 6 mesi), perchè a quel punto il nostro corpo baserà il suo equilibrio sulle spalle contratte e smetteremo di percepirle. Quando iniziamo a muoverle con consapevolezza per sciogliere le tensioni, ci si può aspettare che effetti e ricordi dolorosi emergano alla coscienza, come dice Lowen. A quel punto, potremo ascoltarci e trovare dentro di noi la forza e il coraggio di continuare il lavoro oppure potremo lasciare il comando alla mente che con un salvifico "Questa disciplina non fa per te. Ti rendi conto che ti fa star peggio?" ci libererà dall'ingrato compito di proseguirlo. E torneremo a fare i ghiaccioli in mezzo agli altri.
"IL RITMO DEL CORPO" è stato scritto con l'intento di proporre un movimento consapevole accessibile a tutti, per un lavoro sul corpo che aiuti a recuperare flessibilità, spontaneità e uno stato psico-fisico di benessere e apertura.

domenica 9 ottobre 2016

IL PIACERE E IL BENESSERE DEL CORPO


Il piacere è la chiave per la risposta empatica. Se non stiamo bene nel corpo perdiamo la capacità di andare incontro all'altro a quel livello preverbale che l'empatia richiede. Il piacere pertanto è alla base di ogni relazione interpersonale significativa. Quando lo ignoriamo o ne neghiamo l'importanza la relazione degenera in conflitto. Questo è vero specialmente in famiglia, dove la vicinanza e l'intimità incoraggiano molte aspetative di piacere. Una casa senza gioia è un luogo di discordia, in cui nessuno sembra capace di capire o di provare simpatia per le difficoltà e le sofferenze di altri."



Importanti queste parole di Lowen per riflettere più approfonditamente su noi stessi. "Se non stiamo bene nel corpo perdiamo la capacità di andare incontro all'altro a quel livello preverbale che l'empatia richiede." Questo accade in quanto un disagio nel corpo attira tutta la nostra attenzione rendendo il nostro atteggiamento soggettivo e ponendoci al centro di una realtà che, a questo punto, diviene un semplice corollario alla nostra sofferenza e dalla quale cercheremo inconsciamente di difenderci. La nostra mente, se molto attiva, non ci offrirà spazi di rilassamento, soffocandoci con infiniti pensieri focalizzati sul dolore. A questo punto potremo scegliere consapevolmente di accogliere il dolore e lasciarci andare ad esso per evidenziare le cause interiori da cui la sofferenza trae alimento per operare una guarigione fisica strettamente correlata alla guarigione interiore. Oppure potremo semplicemente Re-agire al dolore, fuggendolo e scaricando (si fa per dire, in quanto si tratta di un'illusione)  all'esterno la tensione e la rabbia generate dalla sofferenza. Quest'ultima appare sempre come la via in discesa perchè ci sembra alleggerire il carico del dolore nell'immediato, ma non fa che dilazionare il momento in cui dovremo fare i conti con noi stessi a fronte alla resa del corpo ad un processo di disfacimento.

giovedì 6 ottobre 2016

NUOVA RECENSIONE DE "IL RITMO DEL CORPO"


Splendida recensione de "La Gazzetta" al "RITMO DEL CORPO"
Grazie di cuore alla giornalista Claudia Carra.





lunedì 3 ottobre 2016

WEBINAIR GRATUITO : DAL CORAGGIO DI ASCOLTARSI AL RITMO DEL CORPO

GIOVEDI' 6 OTTOBRE 2016 alle ORE 21,00
in collaborazione con NouritiMilano.com 
Centro Olistico Online

Cliccare sul link per iscriversi:




Un viaggio interiore fatto di scalini, di salite e di discese, di soste, di ostacoli e di completamenti, di porte da aprire e da chiudere, di dolore e di gioia, di paure e di coraggio, di disagi e di benessere.
Un viaggio meraviglioso, che pur sembrando scontato, come tutte le cose a portata di mano, non lo è mai.
Un viaggio nei pensieri e nella memoria, nei rigidi schemi della mente e del giudizio, nel variegato mondo delle emozioni, delle paure e delle debolezze, 
per imparare ad ascoltarsi, conoscersi, comprendersi ed accettarsi.
Un viaggio nel corpo, per sperimentarne le tensioni, le posture, i movimenti e gli automatismi, e maturare la consapevolezza necessaria a trasformarli.
Un viaggio nel cuore alla riscoperta di chi siamo per tornare ad amarsi con totalità e vivere ogni giorno con empatia e spontaneità, in armonia con la natura e con tutto ciò che ci circonda.
Un viaggio di esperienze individuali, di crescita e di condivisione, unico, ma allo stesso tempo parte di una rete di percorsi, dove ogni nodo è indissolubilmente collegato a tutti gli altri ed ogni elemento esiste in quanto in comunicazione con tutti gli altri.
Nel webinair vorrei condividere la mia avventura ed ascoltare le vostre, per guardare alle cose cambiando prospettiva e crescere insieme.
Da cuore a cuore.

domenica 2 ottobre 2016

DISPERAZIONE E FALSO OTTIMISMO


"La negazione della disperazione crea una situazione di stress per l'organismo, che lentamente esaurisce le proprie riserve di energia. Ciò è chiaro quando riscontriamo che la negazione si concretizza in un programma di attività apparentemente sensate, avvolte da una facciata di ottimismo. Il falso ottimismo è una difesa contro la disperazione sottostante, ne impedisce lo sfogo in pianti e lamenti. Anche l'attività non porta ad alcun risultato, poichè è inconsciamente volta a negare la disperazione. Occorrono notevole energia e forza di volontà per far sì che il corpo continui a muoversi e a funzionare a dispetto del profondo desiderio di lasciarsi andare. Quando alla fine prevale l'esaurimento, l'organismo si rassegna alla morte e lentamente abbandona la vita: si tratta di un processo inconscio, mentre a livello conscio viene fatto ogni sforzo per mantenere la facciata dell'ottimismo e tirare avanti."



Queste parole di Lowen sono molte profonde. In un periodo storico in cui l'apparire ha spesso sostituito l'essere, ci troviamo per forza di cose di fronte a corpi congelati dalla rigidità tesa a mantenere una facciata di falso ottimismo. Assistiamo alla fuga dal dolore grazie alla sua negazione. Nel volume "IL RITMO DEL CORPO" ho centrato volutamente l'attenzione sulle tensioni e le rigidità del corpo per avviare un processo di consapevolezza volto a trasformarle. Come Lowen puntualizza, ci vogliono tantissima energia e forza di volontà per muoversi inconsapevolmente: la stessa energia e forza di volontà sono richieste per sciogliere le contratture fisiche consapevolmente. 
Immaginate di aver costruito una grande barriera di ghiaccio che vi tuteli dall'esterno, ma allo stesso tempo vi allontani dalle percezioni interiori da cui volete difendervi, e di aver incollato a questa muraglia di ghiaccio una bella immagine sorridente e dinamica che vi rappresenti. Questa barriera ha il potere di rendere il corpo un blocco di ghiaccio con un bel sorriso artificiale stampato in viso. In questa situazione non si vive, ma si sopravvive. Si respira a stento (i polmoni non possono espandersi perchè rinchiusi in una gabbia), si resiste alle situazioni, si annullano i sentimenti e le emozioni. La spontaneità del corpo scompare ed è sostituita da tanti emoticon (le faccine tanto usate nel web) che la mente sceglie oculatamente a seconda della situazione. E' la via più facile, o almeno sembra, per convincerci che siamo forti e indipendenti. Come spiega magnificamente Lowen, si tratta sì di  un  percorso in discesa, ma verso l'annullamento di noi stessi.
Lavorare con consapevolezza sul corpo richiede tantissimo impegno, energia e forza di volontà, ma  l'esperienza mi ha mostrato quanto sia importante ascoltarsi, conoscersi, accettarsi per stare bene. Il corpo è in questo senso un alleato prezioso, in grado di accompagnarci con chiarezza e trasparenza  verso il centro di noi stessi.