sabato 30 aprile 2016

MONTAGNE QI GONG



La ricchezza di un uomo sono i pensieri del suo cuore.
Non si limitò ad ascoltare quella voce,
la sentì anche sulla pelle,
come se due mani avessero iniziato a massaggiarla.

(Jan Philipp Scender, l'arte di ascoltare i battiti del cuore)



TERRA QI GONG


Ogni cosa al di fuori di noi e ogni cosa dentro di noi giunge dalla Terra.
La Terra non è soltanto l'ambiente in cui viviamo.
Noi siamo lei.
Noi facciamo parte di lei e lei è in noi, quindi la portiamo sempre con noi.
Gran parte della nostra paura, della separazione,
dell'odio e della rabbia deriva dall'idea che siamo separati del pianeta.
Pensiamo di essere al centro di tutto ...
ma non basta salvare un albero o usare prodotto non tossici.
Dobbiamo modificare tutto il nostro rapporto con la Terra. 
Noi siamo la Terra.
Siamo estraniati persino rispetto al nostro corpo.
Trascorriamo diverse ore al giorno dimenticandoci di averne uno.
Molti di noi si sono ammalati perché dimentichiamo di prestare attenzione al nostro corpo.
Succede lo stesso con la Terra.
Abbiamo dimenticato che è parte di noi e che noi siamo parte di lei, e ci siamo ammalati.
E' perché non ci stiamo prendendo cura della Terra che la Terra è malata e noi anche.

(Thich Nhat Hanh)



giovedì 28 aprile 2016

IL MASCHILE INCONTRA IL FEMMINILE DENTRO DI NOI

Spesso ci dimentichiamo come il nostro corpo, al di là della sessualità manifestata, racchiuda al suo interno sia una parte maschile che una parte femminile, ossia una parte più razionale e concreta e l'altra più intuitiva e creativa.  Entrambe devono essere accolte per permetterci di realizzarci: una razionalità povera di sentimenti e creatività risulta arida, così come una creatività ed un'empatia carenti di concretezza risultano fini a se stesse. Le stesse relazioni con gli altri ci rimandano le difficoltà interiori ad accogliere con apertura di cuore la nostra totalità. Affontare queste difficoltà sotto il profilo psicologico non è mai semplice e spesso molto doloroso. Perchè non provare allora a lavorare sul corpo e sui suoi segnali? Il lato destro del nostro corpo rappresenta egregiamente la parte maschile, così come il lato sinistro quella femminile: posture e movimenti ne evidenziano le dinamiche.
Un corpo in armonia si muove con leggerezza e assume una postura eretta a piedi uniti in modo stabile e rilassato. E' il nostro bisogno di colmare vuoti e compensare paure e debolezze a rendere il movimento disarmonico, a scatti, carico di tensioni e rigidità e la postura eretta instabile e insicura.
Quando il qi gong, pratica più maschile, attiva e yang, si integra con un approccio meditativo, più femminile, intuitivo e yin, nasce il movimento consapevole.
Questa è l'intuizione che ha diretto la stesura del volume IL RITMO DEL CORPO dove la pratica corporea si unisce all'ascolto per aprire la via alla spontaneità dell'essere.



mercoledì 27 aprile 2016

IL RESPIRO

Questo testo è stato scritto per i lettori del "Giardino dei Libri"

in merito al libro "IL RITMO DEL CORPO"

Il respiro: indicazioni dettagliate su come rilassarsi, raggiungendo un respiro consapevole

Testo-guida

Il respiro

"Buongiorno, 
carissimi lettori de “IL GIARDINO DEI LIBRI”!
Sono Donatella Coda Zabetta e sono l’autrice di due libri pubblicati da Edizioni Mediterranee: “IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI guardare alle cose cambiando prospettiva” e l’appena nato “IL RITMO DEL CORPO muoversi con consapevolezza” scritto a quattro mani con un caro amico, Emilio Martignoni.
Vorrei analizzare insieme a voi alcune riflessioni sul respiro, prezioso strumento a nostra disposizione per imparare a rilassarci e a staccare la spina, per  stare bene con noi stessi e con gli altri.
Considerando che il corpo sarà nostro alleato in questo esercizio di consapevolezza, vi suggerirei di assumere una posizione eretta, con i piedi leggermente distanziati tra loro e le braccia naturalmente rilasciate lungo il busto. Muovetevi e aggiustate la posizione fino a sentirvi a vostro agio.
Innanzi tutto vi chiederei di ascoltare il vostro respiro: spesso vi prestiamo, infatti, poca attenzione.  Ci siamo abituati a ritmi di vita molto sostenuti e per questa ragione anche il respiro vi si è adattato divenendo sempre più contratto e superficiale. 
Il primo passo per tranquillizzare la mente è proprio quello di adottare un respiro consapevole, profondo e rallentato. Le prime volte non sarà semplice riuscirvi , ma può esservi d’aiuto focalizzarvi su inspirazione ed espirazione attraverso il corpo. I nostri polmoni devono dilatarsi per poter accogliere più aria e questo passaggio è possibile solo se le spalle sono aperte e rilassate: cerchiamo quindi, muovendo le braccia in modo sciolto lungo il corpo, di lasciar andare la tensione presente nelle spalle e raddrizziamo il busto con il petto in fuori.  Se l’inspirazione sarà così profonda da gonfiare anche l’addome, la nostra inspirazione avrà incanalato una quantità d’aria ottimale. 
Poi, senza trattenere il respiro, apritevi all’espirazione svuotando il più possibile i polmoni. Molto probabilmente il tentativo di allungare il respiro avrà l’effetto di stimolare momenti di apnea o di affanno. 
Fermatevi, ascoltate il vostro corpo  e senza forzarlo adeguate il respiro alle vostre possibilità, incrementando gradatamente la quantità d’aria. Anche un ritmo respiratorio leggermente più rallentato del solito apporterà ottimi benefici: con la pratica e il tempo, il respiro si allungherà naturalmente.

La mente gioca un ruolo importante

La mente giocherà un ruolo importante in questo esercizio: le prime volte che proverete a farlo noterete come i pensieri cercheranno continuamente di distogliere la vostra attenzione dal respiro. Armatevi di pazienza, continuate a provarci e non demoralizzatevi: è assolutamente naturale. Anzi, l’imparare a respirare con calma vi sarà di grande aiuto proprio nei momenti di maggior stress, quando la mente è più attiva.
Quando avrete trovato il vostro ritmo e vi sentirete in sintonia con il respiro,  portate l’attenzione ai vostri piedi e al loro contatto con la terra: cercate di sentire l’appoggio e rendetelo il più possibile uniforme, evitando di caricare il peso troppo sulle punte o sui talloni o sul lato interno o esterno della pianta del piede. Se percepite disagio, muovete i piedi e poi posizionateli nuovamente. Quindi, ascoltate le gambe e se percepite contratture e tensioni, fate dei leggeri piegamenti o delle lievi oscillazioni per sciogliere la rigidità e trovare una postura più rilassata. Ora prestate attenzione alla schiena: solitamente è la zona più contratta dove si accumula maggiormente lo stress: muovete le spalle e il busto per lasciar andare le tensioni; potrebbe essere utile girare la testa per mobilizzare il collo e dondolare le braccia insieme alle spalle per scioglierne la rigidità. Focalizzatevi sulle mani e lasciate le dita assumere una posizione naturale: spesso tendiamo inconsciamente a trattenere, chiudendo le mani a pugno o mantenendo le dita contratte. A questo punto la testa potrà farsi sentire, riempiendosi di pensieri: tornate all’ascolto del respiro continuamente senza combatterli; non si può bloccare la mente, ma si può non rimanere agganciati ai pensieri: lasciateli scorrere liberamente e riportate imperterriti l’attenzione su inspirazione ed espirazione.
La percezione del corpo ci porta a contatto con tensioni e contratture che senza un ascolto mirato tendiamo ad ignorare. Ora proveremo a lavorare su di esse più in profondità con l’aiuto del respiro: è di grande sollievo, infatti, deviare l’attenzione dalla zona dolente per focalizzarla su ispirazione ed espirazione. La concentrazione sul respiro ha due funzioni importantissime: la prima è quella di tranquillizzare la mente e la seconda è quella di stimolare un movimento fisico (di espansione e contrazione) che muove l’energia del corpo favorendo lo scioglimento delle sue contratture.
Nella nostra quotidianità ci capita sovente di arrabbiarci e di sentirci affaticati dagli eventi e dalle emozioni provate e questo stato si manifesta nel nostro corpo come rigidità e dolore.

L'importanza di respirare consapevolmente

Per questo è importante imparare a respirare consapevolmente. Spesso siamo incapaci di rilassarci e scaricare  la tensione e così tendiamo ad accumulare sempre più tossine all’interno del nostro corpo.  
A tal proposito, vi propongo un metodo molto semplice che trae ispirazione dalla natura: provare a essere un albero che respira. Potete farlo usando l’immaginazione, la visualizzazione, la percezione tattile o molto semplicemente accostandovi ad un albero che vi piace ed entrando in sintonia con esso.  
L’albero ha radici nella terra e rami verso il cielo: si trova, cioè,  tra cielo e terra e accoglie al suo interno un’energia fisica (il nutrimento dalla terra) e un’energia più sottile (quella del sole e dell’aria) che sapientemente trasforma per crescere, fiorire e dare frutti. 
Così è per l’uomo che nella trasformazione delle sue energie più sottili in manifestazione fisica, proprio come fa l’albero con i frutti, può trovare la propria realizzazione.
Accogliamo, quindi, le nostre radici per aver la forza di elevarci verso il cielo e aprirci al respiro della vita consapevolmente! 
Lasciamo fluire dentro di noi l’energia del respiro: immaginiamo che avvolga il nostro albero e lo attraversi nella sua totalità fino ad arrivare alle radici dei nostri piedi per essere restituita alla terra.
Abbandoniamo per un momento preoccupazioni, aspettative, desideri e ritroviamo la gioia dell’essere, con semplicità, esattamente come siamo e dove siamo. 
Respirando siamo vivi e abbiamo tutto ciò che ci serve per stare bene. Cos’altro ci è così indispensabile come l’aria che ci tiene in vita? C’è aria sufficiente per tutti perché ognuno di noi si merita la gioia.
L’apertura alla gioia dipende da noi: espandiamo i nostri polmoni per accoglierla!
Abbandoniamoci alla ricchezza del respiro e allo stato di benessere che genera: inspirazione e espirazione seguono il battito del nostro cuore e ci mettono in contatto con il nostro corpo e la nostra interiorità.

Il respiro è un grande maestro di consapevolezza

Il respiro è un grande maestro di consapevolezza: ci insegna a non trattenere e a lasciar andare. L’aria che inspiriamo è un dono dell’universo così come l’aria che espiriamo è il dono che noi stessi restituiamo all’universo, con leggerezza e senza attaccamenti.
Se riusciamo ad entrare in armonia con questo ritmo così naturale, impareremo a ricevere e a donare,  ad accogliere le infinite esperienze della vita e a lasciarle andare.  
Nulla ci appartiene veramente, l’aria che respiriamo ce lo ricorda continuamente. 
Non possiamo trattenere il respiro nè controllarlo privilegiando l’inspirazione o l’espirazione. 
Perché, allora, lo facciamo con la nostra vita?
Tentiamo continuamente di controllarla e di dirigerla. 
Spesso ci identifichiamo con le nostre proprietà, la nostra immagine, i nostri punti di riferimento (lavoro, famiglia, casa …), le nostre emozioni, paure e debolezze, a tal punto da dimenticarci che noi non siamo tutte queste cose e che il rimanervi agganciati non farà che appesantirci verso la dimensione materiale rendendoci schiavi di ciò da cui dipendiamo.  Ogni cambiamento avrà il potere di destabilizzarci e di farci stare male.
Immaginate di camminare in montagna: il vostro corpo accoglierà naturalmente un respiro più corto per via della fatica e dell’altitudine e troverà un equilibrio adattandosi ad esso. Se il vostro corpo cercasse di mantenere il respiro che utilizzate regolarmente in pianura andrebbe in sofferenza.  
Per via di questo naturale meccanismo di autoregolazione il nostro respiro si fa corto e superficiale quando siamo stressati, per adattarsi alla rigidità muscolare che ci caratterizza. 
Il nostro corpo cerca, infatti, naturalmente un equilibrio nelle condizioni in cui si trova a vivere: in situazioni estreme cercherà comunque di favorire la sopravvivenza e con il respiro compenserà il nostro livello di stress fintanto che non sarà più in grado di farlo e dovrà  arrendersi alla malattia. La malattia sarà dunque il mezzo per condurci ad una presa di coscienza più profonda che ci porti ad analizzare il vissuto per cogliere la radici del nostro disequilibrio. Certo possiamo continuare a sopravvivere nel disequilibrio fino a quando il corpo ce lo permette, ma con la consapevolezza che sopravvivere non significa vivere. Non siamo nati per  trascurarci, per sottoporci a ritmi massacranti, per essere sempre arrabbiati, tesi e chiusi in noi stessi.
Il rispetto per se stessi è un diritto inalienabile, così come lo è il rispetto per la vita.
Ritroviamo allora il nostro spazio tra cielo e terra e torniamo a respirare a pieni polmoni.
Rallentiamo i nostri ritmi e cerchiamo di armonizzarli con la natura: il dono della vita è prezioso così come la nostra unicità."
Donatella Coda Zabetta


martedì 26 aprile 2016

IL CORPO

"Ci sono due modi di reagire a una situazione in cui non siamo disposti ad accettare il corpo. 
Il primo è di "spegnere" il corpo, di ritirarsi nel proprio guscio, e ridurre le proprie attività. 
Il secondo è di ritirarsi verso l'alto, di mettersi al di sopra del corpo con un'identificazione esagerata con l'io e la volontà."

Antonio Canova

Interessante questa riflessione di Lowen. 
Viviamo nel materialismo più sfrenato e paradossalmente perdiamo sempre più spesso il contatto con il nostro corpo. 
Vi prestiamo una cura esagerata, trasformandolo secondo i dettami della moda e non accogliendolo nella sua naturalezza o al contrario lo rifiutiamo rifuggendo in una spiritualità che non lo comprende.
In entrambi i casi non vi prestiamo ascolto. Lo diamo per scontato, ignorando i suoi segnali fino al momento in cui ci ammaliamo gravemente. A quel punto, ci sentiamo anche in diritto di arrabbiarci con lui.
Mi piace identificare il corpo con il cuore. La via più semplice e diretta alla radice di noi stessi. Un alleato prezioso nel lavoro verso la consapevolezza. Il corpo è, infatti, lo specchio fedele del nostro sentire e del nostro agire. Possiamo illuderci di aver superato un problema, ma se la nostra quotidianità ce lo ripresenta e il nostro corpo si irrigidisce, dobbiamo lavorarci ulteriormente. Solo quando il corpo sta bene ed è rilassato, siamo pronti per aprirci alle dimensioni sottili. Farlo prima sarebbe prematuro, in quanto manca consapevolezza. Il corpo è lo strumento migliore per fare esperienza e acquisire quelle radici così importanti per potersi elevare senza rischiare di perdersi.


venerdì 22 aprile 2016

IL RITMO DEL CORPO ALLA FIERA DEI LIBRAI DI BERGAMO

SABATO 23 APRILE

ALLE ORE 11,45

ALLA FIERA DEI LIBRAI DI BERGAMO

DONATELLA CODA ZABETTA & EMILIO MARTIGNONI

presenteranno il loro libro:

IL RITMO DEL CORPO muoversi con consapevolezza




giovedì 21 aprile 2016

L'INUTILITA' DELLO SFORZO

" Se non ti piaci così come sei ci vorrà uno sforzo tremendo per migliorare.
Niente affatto. Non sono d'accordo.
Anche con uno sforzo tremendo non migliorerai.
...
Riconosci di andare bene così come sei e migliorerai naturalmente.
Questo è l'unico modo per migliorare.
L'unico cambiamento possibile è accettarti nel modo in cui sei,
nel posto in cui sei.
Attraverso l'accettazione nasce la rivoluzione, non attraverso lo sforzo.



Lo sforzo è di per sè una lotta. Sforzandoti di migliorarti, instauri una battaglia con le tue debolezze. Cercherai di trascendere le tue debolezze con le tue debolezze. Solo attraverso l'accettazione di ciò che sei, porrai salde fondamenta per migliorarti.

domenica 17 aprile 2016

SOLITUDINE

"Quella solitudine non puoi riempirla:
è qualcosa che non si può riempire.
Fa parte del tuo essere;
non puoi riempirla deve rimanere vuota.
Non può che rimanere vuota;
ogni sforzo per ovviare a questo fatto è destinato a fallire.
Perciò la prima cosa da fare
è entrare in sintonia con quel vuoto;
lasciarlo essere, viverlo.
Non reprimerlo e non cercare di sfuggirgli:
sentilo, invece, e godine,
e a poco a poco ne capirai la bellezza.
Quando ne capisci la bellezza
il carattere della tua solitudine, cambia:
cessa di essere mancanza di compagnia,
cessa di essere vuoto, cessa di essere nulla;
diviene purezza,
così pura da essere assenza di forma."

Osho - Fra le rive del Nulla


All'inizio della pratica del qi gong daoyin, ho messo tantissima energia per imparare la forma delle cinque posizioni base descritte ne "IL RITMO DEL CORPO". Quando ho imparato la forma, ho praticato per sintonizzare i movimenti con il mio ritmo respiratorio. Quando la forma era in armonia con il respiro, ho osservato e ascoltato il mio corpo in profondità così che il movimento fosse naturale. Ho lavorato sulla centratura e sull'equilibrio per permettere alla spontaneità di emergere. Ci sono voluti anni. E poi un giorno qualsiasi ho riprovato le posizioni e a guidarmi è stata la gioia: il carattere della pratica è cambiato. Non più un semplice esercizio, ma un lasciarsi andare all'assenza di forma. 

LA PAUSA



L'attesa apparteneva al suo ritmo di vita in maniera così profonda...
Il tempo dell'attesa era fatto di momenti, di minuti
o anche di ore di pace,
attimi di sospensione,
in cui in genere era sola con se stessa.
E lei aveva bisogno di quelle pause per prepararsi a qualcosa di nuovo,
a un cambiamento.
(Jan Philipp Scender, L'arte di ascoltare i battiti del cuore)



venerdì 15 aprile 2016

IL RITMO DEL CORPO A BIELLA

VENERDI' 15 APRILE 2016

ALLE ORE 18,00

LIBRERIA VITTORIO GIOVANNACCI
Via Italia 14
BIELLA

Donatella Coda Zabetta ed Emilio Martignoni

presenteranno il loro libro:


RIGIDITA' E PAURA

"Gli elementi più duri hanno paura, 
più paura e meno certezze rispetto all'essenza più intima del loro essere, 
e si aggrappano di più alla forma.
Una roccia teme che la sua forma si spezzi: che ne sarà di lei?
L'acqua non ha paura.
La forma non è il suo essere - sotto qualsiasi forma essa sarà identica.
L'amore non ha paura, può prendere qualsiasi forma;
l'odio ha paura, l'odio è una cosa rigida.
L'altro giorno qualcuno mi ha chiesto:
"Perchè accade che quando odiamo, odiamo con tanta intensità,
mentre quando amiamo, non amiamo così intensamente?"
Perchè voi conoscete solo un'intensità,
l'intensità della sostanza rigida.
Non conoscete l'intensità del fluido,
di un fenomeno liquido.
Conoscete solo la rigidità dell'acciaio,
non conoscete la tenerezza di un fiore."

Osho - TAO Discorsi sul TAO-TE-CHING di Lao Tzu


Meravigliosa questa riflessione di Osho che unisce la rigidità alla forma materiale. Focalizzarsi sulla forma ci rende duri e più vulnerabili proprio per la contraddizione insita  nella non accettazione di quello che siamo nella nostra totalità. Le barriere che erigiamo non possono difenderci da noi stessi.
Oggi apriamoci alla tenerezza dei fiori e alla fluidità dell'acqua: impariamo ad entrare nel multiforme universo della natura!

domenica 10 aprile 2016

INTERVISTA AD AUGUSTO SHANTENA SABBADINI

Abbiamo accolto con grande gioia 

la prefazione di Augusto Shantena Sabbadini al nostro libro:

IL RITMO DEL CORPO
Muoversi con consapevolezza

Un privilegio che ha valorizzato ancora di più il nostro progetto di ricerca.

Nel link sottostante potrete accedere alla sua intervista 

andata in onda ieri su RAI 3:









DISCIPLINA E CREATIVITA'

"Nello Zen si usano diversi metodi per insegnare alla gente la meditazione. Anche l'arte viene usata: la pittura, la calligrafia e altre cose. Uno studente impara a dipingere per dieci o dodici anni - finchè acquisisce la tecnica a perfezione, nella sua tecnica artistica non esiste più un solo errore.
Quando ha acquistato la tecnica a perfezione il maestro gli dirà: "Adesso lasciala cadere. Per due o tre anni dimenticala completamente. Butta via i tuoi pennelli, scordati tutto ciò che sai sulla pittura e quando l'avrai dimenticato completamente torna da me."
Per dimenticare sono necessari due, tre, quattro, cinque anni, a volte anche di più. E' molto difficile.
Prima è difficile imparare qualcosa, e, una volta appreso, è ancora più difficile disimpararlo. 
La seconda parte è molto essenziale, è fondamentale, altrimenti resterai un tecnico, non un artista."

Osho - Discorsi sul Tao Te Ching


Puoi abbandonare lo sforzo solo nel momento in cui lo hai portato allo stremo. Lo sforzo rappresenta l'ostacolo, la barriera sottile che ti separa dall'essere. Quando ci sforziamo per raggiungere la perfezione in un'arte o in una disciplina, abbiamo il desiderio di realizzarci attraverso l'ego. 
Così è per il qi gong: ci sforziamo per apprendere la forma, la precisione dei movimenti e  ci vogliono anni di pratica per riuscirvi. Solo nel momento in cui i nostri sforzi ci avranno portato la piena padronanza dei movimenti potremo lasciar andare la tecnica e dedicarci all'ascolto del corpo, abbandonandoci alla nostra spontaneità. Riscoprendo il nostro ritmo intrinseco, saremo pronti a  trasformare la pratica nella danza del cuore.

L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI


I nostri sensi amano ingannarci, e gli occhi sono i più ingannevoli di tutti.
Ci inducono ad avere troppa fiducia in loro.
Crediamo di vedere quello che c'è intorno, ma quello che percepiamo
è solo la superficie.
Dobbiamo imparare a comprendere l'essenza delle cose, la loro sostanza, e per far questo gli occhi ci sono più di impedimento che altro.
Ci inducono a distrarci, e noi ci lasciamo abbagliare.
Chi si fida troppo dei propri occhi trascura gli altri sensi,
e non intendo solo le orecchie e il naso.
Parlo di quell'organo che è dentro di noi e per il quale non c'è nome.
Chiamiamolo la bussola del cuore.
(Jan Philipp Sendker L'arte di ascoltare i battiti del cuore)



venerdì 8 aprile 2016

mercoledì 6 aprile 2016

PASSIVITA' O INERZIA

Guardate un gatto vicino alla tana di un topo, in attesa che il topo esca.
Come aspetta in silenzio e immobile.
Non potresti trovare uno yogi così perfetto
perchè nessuno yogi ha tanta fiducia che Dio esca dalla sua tana.
Il gatto è assolutamente fiducioso, è certo, non ha ombra di dubbio.
Egli ha fiducia nel topo, presto, arriverà.
Ed esce ... allora guarda il balzo, l'energia, l'energia che si irradia, la prontezza!
Il topo è catturato in un sol balzo.
E il gatto non manca un colpo.
Osseva la passività, la vedrai sempre sfavillante con una carica di vita, di energia, di radiosità,
pronta a balzare nell'azione ad ogni istante.
L'energia è prontezza.
Non è letargia, non è inerzia, non è bassa corrente.
E' energia in attesa, in ogni momento può essere trasformata.
L'apatia, la pigrizia è uno stato di non energia,
come se fossi moribondo.

Osho - Discorsi sul Tao Te Ching


lunedì 4 aprile 2016

DISCIPLINA O CONTROLLO

Non vi è solo una differenza, esiste un'immensa differenza: disciplina e controllo sono poli opposti.
Il controllo proviene dall'ego, la disciplina deriva dall'assenza di ego; 
controllo comporta manipolare se stessi, disciplina significa comprendere se stessi; 
la disciplina è un fenomeno naturale, il controllo è innaturale; 
la disciplina è spontanea, il controllo è una forma di repressione.
La disciplina ha solo bisogno di comprensione - tu comprendi e agisci secondo la tua comprensione.
La disciplina non segue nessun ideale, 
la disciplina non ha dogmi da seguire, la disciplina non mira alla perfezione 
- la disciplina un po' alla volta ti conduce verso un'integrità.
Il controllo è perfezionista, ha un ideale da raggiungere;
hai in mente un'idea di come dovresti essere.
Il controllo ha molti obblighi e molti divieti,
la disciplina non ne ha alcuno.
La disciplina è una comprensione naturale, un fiorire.
La parola stessa "disciplina" proviene da una radice che significa "imparare":
viene dalla stessa radice del termine "discepolo".
Un discepolo è uno pronto ad imparare - 
e la disciplina è quella capacità di apertura che ti aiuta ad apprendere.

Osho - Tao Discorsi sul Tao-Te-Ching di Lao Tsu



venerdì 1 aprile 2016

LA CONOSCENZA

"Potreste lavorare dieci anni con un maestro
cercando di capire se i suoi insegnamenti sono veri.
Ma ciò che imparerete è solo questo:
che ognuno deve vivere la propria vita."

Deng Ming-Dao


Nel tempo molti Maestri hanno condiviso gli insegnamenti frutto della loro esperienza e molti discepoli si sono avvicinati loro con l'intento di farne tesoro.
Chi è riuscito a valorizzare veramente il tesoro racchiuso negli insegnamenti? Coloro che li hanno verificati di persona e li hanno rielaborati sulla base del proprio sentire, arricchendoli del prezioso dono dell'unicità individuale.
Solo in questo modo la conoscenza cresce con l'uomo, si trasforma e si adatta ai suoi cambiamenti.